venerdì 10 novembre 2017

I mostri dell'ignoranza programmata

Alcune recenti riforme della scuola italiana sembrano studiate per mantenere nell'ignoranza gli studenti. In passato la storia e la geografia si insegnavano alle elementari, quando i bambini sono pronti ad assorbire le informazioni fissandole in modo definitivo nella loro mente. Le storie raccontate dal maestro e dalla maestra diventavano pietre miliari e le mappe geografiche si installavano nella memoria come il software permanente di un navigatore interiore. Era la visione dello spazio e del tempo. Su quella visione i professori di liceo avrebbero potuto montare e smontare gli schemi delle mobili e complesse teorie scientifiche o delle concezioni umanistiche.

Ora alle elementari, tra moduli, progetti ed esperienze spezzettate, si distribuiscono pillole. I ragazzi arrivano alle scuole superiori senza sapere se Giulio Cesare è vissuto prima o dopo di Cristoforo Colombo, se Parigi è più vicina o più lontana di Filadelfia e si trovano a studiare Geostoria, un ibrido mostruoso che qualcuno ha inventato per risparmiare un'ora settimanale. Il mostro è poi diventato un Cerbero a tre teste da quando lo stesso insegnante di Geostoria dovrebbe impartire agli studenti anche le lezioni di educazione civica che ora si chiama, mostruosamente, Cittadinanza & Costituzione.

Mescolare il tempo della storia con lo spazio della geogafia è un'assurdità che equivale a voler  insegnare il teorema di Pitagora tra le note musicali. E' un modo per essere sicuri di formare la mente degli scolari in modo confusionario.

Fortunatamente ora è arrivata una sentenza che sembra voler ristabilire un po' d'ordine. Il TAR del Lazio ha stabilito che per insegnare geografia è necessario che l'insegnante che abbia studiato la geografia. Quasi un'ovvietà, ma la sentenza è ancora al primo grado e non sappaimo come andrà a finire.