Neutrini

I neutrini sono innocenti. Viaggiano alla velocità della luce. Nella nostra realtà non c'è niente che può superare quella strabiliante velocità. Ce l'ha insegnato un burlone che faceva boccacce ai fotografi e non portava i calzini.

Si divertiva a raccontare che da studente era stato un disastro in matematica. Non era vero, ovviamente, non avrebbe mai potuto elaborare neanche una piccola parte della sua teoria della relatività senza una perfetta conoscenza dell'alta matematica. Ma lui era un burlone e si divertiva così.

 (Ecco la pagella: non tutti sanno che il sei era il voto più alto, corrispondeva al nostro 10 e il tre era la sufficienza. Quindi Einstein aveva una modesta sufficienza in Francese, ma era bravissimo in Algebra e in Geometria)

Anche a Edoardo Amaldi piaceva scherzare. Della curiosa particella elettricamente neutra che presentava una massa molto inferiore al neutrone disse che era un "neutrino". Lo disse durante un esperimento condotto nel 1932 nei laboratori universitari di via Panisperna. Il professor Fermi se ne ricordò e utilizzò la scherzosa definizione in un'importante conferenza scientifica e così la battuta del suo allievo diventò il nome adottato dalla comunità scientifica mondiale per la nuova particella sub-atomica.

Invece non erano in vena di scherzi gli scienziati che studiavano il passaggio dei neutrini nelle apparecchiauture del laboratorio del Gran Sasso. Avevano misurato alcuni passaggi a velocità che sembravano superiori a quella della luce. La notizia era sbalorditiva perché, se fosse stata vera, avrebbe potuto far crollare la teoria di Albert Einstein. Invece le verifiche successive accertarono che la misurazione era frutto di un errore strumentale: i neutrini non sono mai più veloci della luce e non smentiscono Einstein. Nel Gran Sasso non c'era stata alcuna anomalia, però il 23 settembre 2011, il giorno in cui era stata diffusa la notizia, molti giornali l'avevano riportata come una grande scoperta e nelle alte stanze del potere l'ansia di attribuirsi una parte del merito fece scrivere a qualcuno un comunicato ineguagliabile, un vero capolavoro di idiozia.


Lo scienziato responsabile degli esperimenti dovette dimettersi a causa dell'errore, mentre l'autrice dell'esilarante comunicato governativo restò ben salda alla guida del sistema scolastico italiano e insieme a lei, dopo una dichiarazione di dimissioni, mantenne l'incarico anche il suo portavoce. 

Come accade per i lapsus freudiani, l'involontario umorismo di una gaffe può svelare meglio di tanti discorsi la vera causa dei gravi problemi che affliggono la scuola pubblica italiana.