All'Università di Catania è arrivata la bella ministra delle grandi riforme. Il rettore l'ha presentata agli studenti dicendo che sarebbe stata un'occasione per discutere del futuro dei giovani, ma forse l'università non sa cosa significa discutere. L'intervento di uno studente ha fatto emergere un autoritarismo incompatibile con quella che dovrebbe essere la missione dell'accademia. Un momento di brutta scuola.
Maria Mantello su MicroMega scrive che "il Rettore Giacomo Pignataro aprendo il convegno dichiarava: «Oggi discuteremo di un tema certamente importante per il nostro Paese e per il suo futuro. È importante che se ne discuta con i giovani, con chi poi concretamente avrà gli effetti di questi cambiamenti».
In realtà era solo un palcoscenico per il Governo, di discutere non c'era alcuna intenzione,però c'è uno studente che vorrebbe farlo, ultimo a intervenire, è Alessio Grancagnolo. Il Rettore lo interrompe più volte, mentre la ministra chiede il diritto di replica. Lo studente però continua con passione ad argomentare la sua opposizione alla “riforma” e alla legge elettorale... Poi il Rettore gli toglie la parola.
In quel momento, l’Universitas discipulorum magistrorumque, ovvero quella parità di ricerca e dialogo che è alla radice della nascita stessa delle Università sembra lontanissimo.
L'Ateneo catanese proclama: «il libero confronto delle idee», «riconosce e valorizza il contributo degli studenti», affidando proprio al Rettore in persona il ruolo di « garante dei diritti degli studenti».
Un garante che sembra preoccupato solo di omaggiare l’illustre ospite. Non c'è spazio per discutere. Accampa motivi di tempo, lo chiama paternamente (patriarcalmente?) per nome e gli da del tu. Ma visto che il ragazzo continua nelle sue analisi, al settimo minuto, con durezza gli toglie la parola: «Si interrompa! Deve parlare il Ministro! La parola gliela tolgo io». E ormai in pieno non senso aggiunge: «Questo è un momento di confronto. Questo è un momento di incontro tra il Ministro e gli studenti». E infine sbotta: «Non era previsto alcun contraddittorio. Chi non gradisce il format può anche non partecipare!».
No, non è una bella lezione di Democrazia applicata, né di autonomia di un Ateneo!"
Stiamo affogando nelle più servili ipocrisie: oggi discuteremo, ma senza discutere... è importante che se ne discuta coi giovani che tacciano rispettosamente... un momento di confronto con gli studenti, che però non prevede possibilità di confronto. Tutto questo da un Rettore di Università. Che tristezza!
