- "No, no, non ho detto nessuna parolaccia. Quale sarebbe la parolaccia che ho detto?"
L'alunna negava fermamente. Voleva farmi ripetere la scurrilità che avevo appena udito dalla sua bocca di sedicenne.
Pochi minuti dopo la stessa alunna ripeteva altre espressioni volgari. L'ho richiamata nuovamente e lei s'è difesa ancora dicendo che le parolacce erano rivolte a un compagno. Quindi lecite?!
Tra loro, i ragazzi e le ragazze, credono di potersi insultarsi liberamente. Gli insegnanti dovrebbero assecondare tutto restando sulla cattedra con orecchie ovattate.
Tra i banchi e la cattedra c'è un abisso spazio-temporale. Da una parte l'umanità vera e schietta dei ragazzi, dall'altra il formalismo ipocrita nel quale dovrebbero restare relegati gli insegnanti.
I ragazzi non cercano di emanciparsi, non aspirano ad un modello sociale più elevato. Preferiscono restare nelle stalle della volgarità. Ma non è una loro libera scelta. E' il modello imposto dagli eroi della televisione: i coatti del Grande Fratello, i finti naufraghi di dubbia fama, i cuochi dal piglio caporalesco...
La volgarità si ritrova tra i giornalisti (Laura Tangherlini), i ministri (Nunzia De Girolamo può competere col ministro Scajola, che insultava una vittima innocente del terrorismo, e col ministro Calderoli, attrezzato per insultare il sentimento religioso degli altri). L'attore Toni Servillo forse non immaginava di essere registrato invece il critico d'arte sa bene di esibirsi davanti alle telecamere.
Viviamo in mondo in cui molti non capiscono più che le nostre parole sono parte di noi, molto più di un vestito o di una pettinatura. Le parole mostrano il nostro stile interiore come una fotografia dell'anima. Chi parla in modo volgare è una persona volgare, inutile cercare di coprirsi con una finta maschera e un finto sorriso. Il linguaggio disegna il nostro profilo pubblico meglio di qualunque pagina di facebook. E quando la volgarità è parte della persona non la controlli più.
Tra loro, i ragazzi e le ragazze, credono di potersi insultarsi liberamente. Gli insegnanti dovrebbero assecondare tutto restando sulla cattedra con orecchie ovattate.
Tra i banchi e la cattedra c'è un abisso spazio-temporale. Da una parte l'umanità vera e schietta dei ragazzi, dall'altra il formalismo ipocrita nel quale dovrebbero restare relegati gli insegnanti.
I ragazzi non cercano di emanciparsi, non aspirano ad un modello sociale più elevato. Preferiscono restare nelle stalle della volgarità. Ma non è una loro libera scelta. E' il modello imposto dagli eroi della televisione: i coatti del Grande Fratello, i finti naufraghi di dubbia fama, i cuochi dal piglio caporalesco...
La volgarità si ritrova tra i giornalisti (Laura Tangherlini), i ministri (Nunzia De Girolamo può competere col ministro Scajola, che insultava una vittima innocente del terrorismo, e col ministro Calderoli, attrezzato per insultare il sentimento religioso degli altri). L'attore Toni Servillo forse non immaginava di essere registrato invece il critico d'arte sa bene di esibirsi davanti alle telecamere.
Viviamo in mondo in cui molti non capiscono più che le nostre parole sono parte di noi, molto più di un vestito o di una pettinatura. Le parole mostrano il nostro stile interiore come una fotografia dell'anima. Chi parla in modo volgare è una persona volgare, inutile cercare di coprirsi con una finta maschera e un finto sorriso. Il linguaggio disegna il nostro profilo pubblico meglio di qualunque pagina di facebook. E quando la volgarità è parte della persona non la controlli più.
