Stamattina nella terza classe Tecnici del Turismo un'alunna mi ha chiesto informazioni sull'assicurazione. Voleva sapere se è possibile assicurarsi la vita.
- Sì, certo che è possibile. Si può fare in due differenti modi, ci si può assicurare per il caso di vita e per il caso di morte.
- Che significa prof?
- Sì, certo che è possibile. Si può fare in due differenti modi, ci si può assicurare per il caso di vita e per il caso di morte.
- Che significa prof?
- E' una specie di scommessa sul futuro. Nel primo caso l'assicuratore dovrà pagare la persona che a una certa data è ancora in vita, nel secondo caso l'assicurazione paga solo se c'è stata la morte dell'assicurato.
- Ma se è morto come lo paga?
- Se l'assicurazione è stata stipulata per il caso di morte ci sarà un beneficiario.
L'alunna è perplessa. Capisco che la mia spiegazione non è sufficiente.
Allora decido di affrontare separatamente le due possibilità e disegno una linea sulla lavagna in modo da rappresentare la lunghezza ipotetica di una vita. Sulla linea fisso due punti di inizio e fine del rapporto assicurativo.
-Ecco ragazzi, provate ad immaginare il caso di una persona che si assicura a vent'anni per quando ne avrà sessanta. L'assicurato pagherà i premi per un lungo periodo e poi, al termine fissato, se sarà ancora vivo, potrà cominciare a ricevere un vitalizio, una sorta di pensione che riceverà per il resto della sua vita. - Ma se è morto come lo paga?
- Se l'assicurazione è stata stipulata per il caso di morte ci sarà un beneficiario.
L'alunna è perplessa. Capisco che la mia spiegazione non è sufficiente.
Allora decido di affrontare separatamente le due possibilità e disegno una linea sulla lavagna in modo da rappresentare la lunghezza ipotetica di una vita. Sulla linea fisso due punti di inizio e fine del rapporto assicurativo.
- Se sarà morto prima?
- Non riceverà nulla visto che aveva scommesso sulla vita. Invece, se vorrà assicurarsi per il caso di morte accadrà il contrario. Sarà la compagnia di assicurazione a dover pagare quando l'assicurato muore. Ovviamente la somma stabilita sarà versata ad un'altra persona che si chiama beneficiario e che dev'essere nominato nel contratto di assicurazione.
- Ma così non serve a niente! - protesta l'alunna.
- L'assicurazione per il caso di morte svolge una funzione diversa dall'altra, si fa per altri motivi.
Dalla sua smorfia di disapprovazione capisco che gli "altri motivi", cioè la possibilità di beneficiare altre persone, non rientra nell'orizzonte di possibilità della mia alunna.
- Nel primo caso occorre un ampio periodo di tempo con molti versamenti per poter maturare un buon vitalizio, invece con l'assicurazione per il caso di morte potrebbe anche accadere che l'evento infausto si verifichi presto, in tal caso il beneficiario otterrà una somma ben superiore ai premi versati.
- Eh no, professò, non va bene, non gli serve a niente dopo che è morto. Voglio quell'altra, ma non va bene neanche quella se uno muore prima. Ma a chi vanno i soldi che aveva versato per il vitalizio se è morto prima?
- L'assicurazione li userà per pagare gli altri assicurati, quelli che restano in vita così a lungo da percepire un vitalizio maggiore di tutte le somme versate.
Avrei voluto spiegare come avviene la compensazione tra le diverse situazioni e far capire ai miei alunni che nessuna assicurazione potrebbe impegnarsi a coprire rischi imprevedibili se non potesse compensare le perdite con gli introiti dei rischi non verificatisi. Però quello che avevo detto aveva già suscitato una scomposta indignazione.
-No, no, così non la faccio! - mi dice l'alunna - Ma che siamo matti? i soldi miei non li possono prendere e poi darli agli altri. Non farò mai un'assicurazione per quando avrò settant'anni senza poter neanche sapere se ci sarò. Io mi voglio assicurare per cinquanta, meglio quaranta, così sono sicura di esserci e poi mi pagano tanti anni.
- Ma allora - le dice un'altra alunna - ti conviene assicurarti per avere una pensione a vent'anni, così è ancora più sicuro, la riceverai presto e la prenderai per tanto tempo.
- Certo ragazzi, voi potete pensare o dire tutto quello che vi pare, ma poi dovrete anche trovare qualcuno che ci sta. E sappiate che il premio da pagare non è sempre uguale, dipende da quello che chiedete in cambio. Se l'assicuratore vede un grosso rischio vi chiederà un premio più elevato.
- Ma perché - chiede ancora l'alunna - l'assicuratore non è obbligato per legge?
- No, non è come la circolazione automobilistica, l'assicurazione sulla vita non è obbligatoria per nessuno. La fa chi la vuol fare e alle condizioni che potrà trovare.
- Ecco, è proprio uno schifo prof, come tutto il resto. - conclude la ragazza con grande delusione - Mi sta dicendo che se voglio assicurarmi bene per essere sicura che posso guadagnarci quelli mi possono dire di no. Allora non farò proprio niente.
- Tu vorresti essere sicura di guadagnarci, ma in tal caso l'assicurazione sarebbe sicura di perderci. Mi dici perché qualcuno dovrebbe accettare un contratto in cui è sicuro che ci perderà molti soldi? Tu accetteresti?
- Io no, ma non faccio mica l'assicuratore. Quello che lo fa lo deve fare, sennò che assicurazione è? Deve accettare perché è così, lo dice la legge! Non lo capisce anche lei prof e non lo vede che è uno schifo con le leggi fatte così?
Non so più cosa dire. Sono un prof che non capisce.
Terminata la mia ora, esco dall'aula e continuo a riflettere. Non è facile ma alla fine capisco. L'Assicurazione è qualcosa che somiglia tanto alla Sanità, alla Scuola, all'Inps, alla Polizia Urbana... pubblici servizi. Agli occhi dei ragazzi l'Assicurazione è una delle tante ramificazioni di quel Babbo Babbeo Natale che si chiama Stato e che ci sta solo per essere munto a dovere dagli "onesti" cittadini. Nella mia spiegazione avevo dimenticato la parolina magica: "privato". Se avessi detto che l'assicurazione è un privato forse sarei riuscito a farmi capire. La parola privato è ancora circondata da un alone di rispetto. Il privato non ti regala niente, non è tenuto a farlo, talvolta ti deruba, ma va sempre bene.
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